{"id":263,"date":"2015-01-22T09:36:50","date_gmt":"2015-01-22T09:36:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cioni.eu\/?p=263"},"modified":"2015-06-23T18:08:13","modified_gmt":"2015-06-23T18:08:13","slug":"voglio-vedere-il-sangue-la-violenza-nel-cinema-contemporaneo-recensione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cioni.eu\/?p=263","title":{"rendered":"\u201cVoglio vedere il sangue. La violenza nel cinema contemporaneo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Ricchissimo di stimoli e molto ben argomentato, il volume di Leonardo Gandini <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=gMSXoAEACAAJ&amp;dq\" target=\"_blank\"><em>Voglio vedere il sangue. La violenza nel cinema contemporaneo<\/em> <\/a>analizza approfonditamente e con lucidit\u00e0 la sempre maggior presenza della rappresentazione della violenza sugli schermi \u2013 cinematografici, e non solo \u2013 negli ultimi decenni, da Peckinpah a Tarantino.<\/p>\n<p>Partendo dalla constatazione che il pubblico <em>sceglie consapevolmente<\/em> di vedere pellicole e spettacoli che contengono scene di violenza a cui oggi non ha normalmente occasione di presenziare direttamente \u2013 n\u00e9 in realt\u00e0 lo vorrebbe \u2013 Gandini si interroga sui perch\u00e9 di questa attrazione<!--more-->, e della progressione da forme di \u201cstenografia visiva\u201d nelle quali la violenza era suggerita o delineata in tratti essenziali a una \u201ccalligrafia della violenza, ricercata e compiaciuta\u201d presente nel cinema contemporaneo, e non spiegabile solo con la maggiore tolleranza del costume e della censura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/gandini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-266 alignleft\" src=\"http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/gandini-197x300.jpg\" alt=\"gandini\" width=\"170\" height=\"259\" srcset=\"http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/gandini-197x300.jpg 197w, http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/gandini.jpg 249w\" sizes=\"auto, (max-width: 170px) 100vw, 170px\" \/><\/a>L\u2019autore \u00e8 ben consapevole dell\u2019esistenza di un problema etico, ma anche del fatto che \u201cnel cinema della violenza la morale finisce sempre per inciampare nell\u2019estetica\u201d. Dopo un\u2019ampia introduzione nella quale ricorda le classiche e opposte posizioni filosofiche e pedagogiche sulla valenza catartica della violenza rappresentata o sui suoi possibile effetti deleteri, e il concetto di \u201cviolenza legittima\u201d \u2013 quella che nel cinema classico hollywoodiano si vuole giustificata perch\u00e9 mira a ristabilire l\u2019ordine sociale \u2013 l\u2019autore decide di affrontare l\u2019argomento della componente visiva della violenza cinematografica e dei modi in cui i cineasti contemporanei l\u2019hanno affrontata in modo originale secondo tre coordinate: quelle dello <em>sguardo<\/em>, della <em>forma<\/em>, e solo in conclusione della <em>morale<\/em>.<\/p>\n<p>Nel capitolo dedicato allo <em>sguardo<\/em>, verificato che un atto di violenza assume inevitabilmente le caratteristiche di uno spettacolo alla cui fascinazione \u00e8 impossibile sottrarsi, e che quindi condivide con il cinema una necessit\u00e0 estetica, vengono esaminati alcuni dei modi in cui autori contemporanei hanno saputo proporre nelle loro opere \u2013 da <a href=\"http:\/\/youtu.be\/YTCL0I2nK4A\" target=\"_blank\"><em>Natural Born Killers<\/em> <\/a>di Oliver Stone a <em><a href=\"http:\/\/youtu.be\/rFpWpkxsVI8\" target=\"_blank\">Kick Ass <\/a>di<\/em> Matthew Vaughn \u2013 uno o, sempre pi\u00f9 spesso, molteplici punti di visione, talvolta \u2013 come in <a href=\"http:\/\/youtu.be\/vgCrihn2iTg\" target=\"_blank\"><em>Sucker Punch<\/em> <\/a>di Zach Snyder \u2013 addirittura inseriti l\u2019uno dentro l\u2019altro in un gioco di scatole cinesi, con l\u2019effetto di generare nello spettatore la consapevolezza dell\u2019atto della rappresentazione e di conseguenza della visione stessa.<\/p>\n<p>Il capitolo successivo, quello sulla <em>forma<\/em>, ha come oggetto le modalit\u00e0 con le quali i cineasti, attraverso tecniche di ripresa, di montaggio o addirittura di apparente ri-mediazione \u2013 da <a href=\"http:\/\/youtu.be\/3ACCpXaA-MU\" target=\"_blank\"><em>Gangster Story<\/em> <\/a>di Arthur Penn e <a href=\"http:\/\/youtu.be\/nOTkmO23k7I\" target=\"_blank\"><em>Il mucchio selvaggio<\/em> <\/a>di Sam Peckinpah a <a href=\"http:\/\/youtu.be\/qrhRX-Kph3Y\" target=\"_blank\"><em>Redacted<\/em> <\/a>di Brian de Palma \u2013 hanno voluto rappresentare la violenza imitandola, ma anche dilatandola all\u2019eccesso o comprimendola al massimo per rendere manifesta la smodatezza in essa implicita; e in ogni caso creando nello spettatore effetti di straniamento che gli permettano il distacco necessario alla riflessione.<\/p>\n<p>Solo a questo punto l\u2019autore, muovendo dalle considerazioni gi\u00e0 elaborate, nel capitolo conclusivo riaffronta il tema della <em>morale<\/em>, per constatare come il pubblico abbia comunque bisogno di creare un senso alla propria esperienza, di prendere una posizione sul piano etico senza rinunciare alla visione della violenza: \u201clo spettatore vuole vedere il sangue, ma al contempo paradossalmente vuole che questo desiderio rafforzi la sua integrit\u00e0 anzich\u00e9 metterla in discussione\u201d.<br \/>\nDopo un\u2019attenta analisi di altri significativi esempi \u2013 da <a href=\"http:\/\/youtu.be\/J4YV2_TcCoE\" target=\"_blank\"><em>Seven<\/em> <\/a>di David Fincher a <a href=\"http:\/\/youtu.be\/9ecW-d-CBPc\" target=\"_blank\"><em>Gran Torino<\/em> <\/a>di Clint Eastwood, passando buona parte della filmografia di Tarantino \u2013 Gandini arriva a concludere che nonostante le apparenze la morale non si trova in contrasto con la rappresentazione della violenza, ma ne diventa il \u201clasciapassare\u201d; che tuttora prevale l\u2019esigenza di dare alla rappresentazione della violenza \u201cun orizzonte di sensatezza commisurato ai suoi eccessi\u201d, di esercitare una \u201cmorale della violenza\u201d comunque presente e centrale \u2013 rischiando talvolta di trasformarsi in moralismo \u2013 anche nel cinema iper-violento di oggi.<\/p>\n<p>Il volume, bench\u00e9 compatto \u2013 poco pi\u00f9 di un centinaio di pagine \u2013 \u00e8 estremamente denso di concetti, ma la padronanza dell\u2019argomento e la chiarezza espositiva proprie dell\u2019autore, insieme con la presenza di numerosi e significativi esempi e di rimandi all\u2019attualit\u00e0, permettono al lettore di seguire il filo di un discorso non facile, e questo \u00e8 uno dei grandi pregi del testo; oltre al fatto che, mettendo in luce sfaccettature non immediatamente evidenti e offrendo significative riletture di alcuni film recenti, il testo fornisce anche a chi non \u00e8 uno specialista alcuni strumenti per guardare con occhi nuovi e pi\u00f9 consapevoli a una parte importante del cinema contemporaneo.<\/p>\n<p><strong>Leonardo Gandini<br \/>\n<em>Voglio vedere il sangue. La violenza nel cinema contemporaneo<br \/>\n<\/em>Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2014<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricchissimo di stimoli e molto ben argomentato, il volume di Leonardo Gandini Voglio vedere il sangue. La violenza nel cinema contemporaneo analizza approfonditamente e con lucidit\u00e0 la sempre maggior presenza della rappresentazione della violenza sugli schermi \u2013 cinematografici, e non solo \u2013 negli ultimi decenni, da Peckinpah a Tarantino. 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