{"id":508,"date":"2015-04-08T23:55:35","date_gmt":"2015-04-08T23:55:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cioni.eu\/?p=508"},"modified":"2015-04-25T11:27:41","modified_gmt":"2015-04-25T11:27:41","slug":"dive-registe-spettatrici-intervista-a-veronica-pravadelli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cioni.eu\/?p=508","title":{"rendered":"\u201cDive, registe, spettatrici\u201d: intervista a Veronica Pravadelli"},"content":{"rendered":"<p><em>In occasione della presentazione del volume di Veronica Pravadelli <\/em><a href=\"http:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788858111093\" target=\"_blank\">Le donne del cinema. Dive, registe, spettatrici<\/a><em> presso la <a href=\"http:\/\/www.cinetecadibologna.it\/biblioteca\/libri_che_raccontano_cinema\" target=\"_blank\">Biblioteca \u201cRenzo Renzi\u201d gioved\u00ec 16 aprile<\/a>, ho avuto la possibilit\u00e0 di porre all\u2019autrice qualche domanda sugli argomenti affrontati nel testo.<\/em><!--more--><\/p>\n<p><strong><em>La prima parte del volume \u00e8 dedicata al ruolo delle spettatrici: quanto il cinema ha cambiato e ancora cambia l\u2019immagine che la donna ha di se stessa, e quanto invece sono ruoli che le donne assumono nella societ\u00e0 a cambiare l\u2019immagine che il cinema d\u00e0 di esse?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A mio giudizio, per capire l\u2019efficacia del cinema, soprattutto in relazione alle spettatrici dei primi decenni, \u00e8 fondamentale pensare a esso come un dispositivo \u2013 basato su immagini di grandi dimensioni <a href=\"http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/donnecinema.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-509 alignleft\" src=\"http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/donnecinema-201x300.jpg\" alt=\"donnecinema\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/donnecinema-201x300.jpg 201w, http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/donnecinema-686x1024.jpg 686w, http:\/\/www.cioni.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/donnecinema.jpg 880w\" sizes=\"auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a>proiettate a un pubblico potenzialmente quasi infinito \u2013 in grado di trasformare ogni elemento di partenza, che pu\u00f2 essere quello che noi in generale chiamiamo realt\u00e0, ma anche solo un\u2019immagine, una storia, qualunque cosa.<br \/>\nCredo che sia questa capacit\u00e0 di trasformazione che ha reso il cinema cos\u00ec importante e cos\u00ec influente: perch\u00e9 attraverso la macchina da presa gli elementi di partenza vengono resi molto pi\u00f9 forti, intensi ed efficaci di quanto potrebbero essere in un altro contesto. E credo anche che questo sia stato molto pi\u00f9 importante per le spettatrici di quanto non lo sia stato per gli spettatori; perch\u00e9 proprio il momento in cui il cinema nasce \u2013 a cavallo tra Otto e Novecento \u2013 \u00e8 anche il momento in cui per la prima volta le donne acquisiscono una nuova dimensione pubblica. La modernit\u00e0 infatti cambia la vita delle donne molto pi\u00f9 di quanto non cambi quella degli uomini. Poich\u00e9 queste trasformazioni avvengono in concomitanza il nesso cinema\/modernit\u00e0\/nuova donna rende le potenzialit\u00e0 del cinema pi\u00f9 coinvolgenti per le spettatrici. Certo, il cinema ha grande potere anche sugli spettatori maschi, ma basandomi su studi precedenti e sulla mia indagine ritengo di poter affermare che ha agito con forza e influenza maggiore, in senso positivo, sulle donne.<br \/>\nQuesta efficacia continua anche in seguito in altre forme. Per esempio, nei primi decenni del cinema classico, negli Stati Uniti alcune ricerche svelano che le donne sono responsabili della scelta dei film, nel senso che in una coppia \u00e8 la donna pi\u00f9 che l\u2019uomo a scegliere cosa andare a vedere. In quegli anni l\u2019industria cinematografica cerca di sfruttare questa dinamica e per assecondare i desideri della spettatrice investe grandi capitali su film che narrano le traiettorie della New Woman. In generale, ritengo che il rapporto speciale tra cinema e donne continui oltre il periodo dei primi decenni del Novecento, anche se non sono in grado di affermare che si possa estendere genericamente alla storia del cinema.<\/p>\n<p><strong><em>Tutto il volume \u00e8 permeato dalla permanenza del binomio femminilit\u00e0-modernit\u00e0 nella cultura cinematografica e visuale del Novecento. Secondo Lei, questo \u00e8 ancora vero in questo inizio di nuovo millennio anche dopo la \u201cfine della modernit\u00e0\u201d?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 vero, questo pu\u00f2 essere considerato il filo conduttore del volume. Credo che il concetto di modernit\u00e0 resti del tutto attuale, e possa essere ancora utilizzato. Naturalmente dobbiamo distinguere tra la modernit\u00e0 a cavallo tra Otto e Novecento, che coincide con la grande urbanizzazione, e che \u00e8 associata a quel momento storico particolare, e un concetto pi\u00f9 ampio di modernit\u00e0, da vedere in opposizione al concetto di tradizione, una sorta di riattualizzazione della \u201cquerelle des anciens et des modernes\u201d. Pensiamo per esempio a Brigitte Bardot. Il successo della sua immagine divistica fu dovuto proprio al fatto di incarnare uno stile di vita moderno, di incarnare i desideri della nuova generazione dei giovani francesi, in opposizione alle dive del cinema francese del tempo legate a modi di essere tradizionali e conservatori. In questo senso il concetto di modernit\u00e0 pu\u00f2 essere facilmente evocato per parlare di molto cinema delle donne contemporaneo.<br \/>\nL\u2019emancipazione femminile ha una geografia mobile, giacch\u00e9 il processo di emancipazione non \u00e8 un qualcosa di concluso, definito, ma \u00e8 un processo costante e ancora in essere in Paesi che si trovano a livelli diversi del loro cosiddetto \u201csviluppo\u201d, o per \u201cgruppi\u201d particolari di donne in Paesi che definiamo \u201csviluppati\u201d. L\u2019immaginario del cinema delle donne contemporaneo racconta molto bene questa condizione, come si vede per esempio nel cinema dei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente che affronto nell\u2019ultima parte del libro. Ma questo \u00e8 vero per la gran parte del cinema a regia femminile prodotto in paesi non occidentali. La tendenza \u00e8 di raccontare la ricerca da parte del personaggio femminile di una propria emancipazione rispetto alle tradizioni che in qualche modo limitano la sua libert\u00e0. Credo pertanto che, debitamente rivista, la questione della modernit\u00e0 rimanga del tutto attuale, nell\u2019ambito della geografia mobile di cui parlavo e di contesti nazionali e geografici diversi. Trovo in realt\u00e0 molto pi\u00f9 interessanti queste cinematografie cosiddette emergenti rispetto al cinema europeo che racconta storie di coppie o famiglie in crisi, o storie di adulterio.<\/p>\n<p><strong><em>La sezione dedicata alle dive, contiene interessanti riflessioni sull\u2019immagine divistica come \u201cpolisemia strutturata\u201d, e sulla distinzione tra attrici che si sono proposte come \u201csuperfemmina\u201d e altre come \u201csuperdonna\u201d. Pu\u00f2 illustrarci questi concetti?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Queste sono definizioni che riprendo da Molly Haskell, che nel 1974 ha scritto un libro (<em>From Reverence to Rape. The Treatment of Women in the Movies<\/em>) che affronta in modo articolato e intelligente la trasformazione dell\u2019immagine femminile, soprattutto nel cinema americano. Molly Haskell fa questa distinzione tra \u201csuperdonna\u201d e \u201csuperfemmina\u201d. Si tratta sempre di dive \u201cforti\u201d: la \u201c superfemmina\u201d \u00e8 una diva che interpreta ruoli di donna forte, ma rimane nell\u2019ambito domestico, e ha quindi una femminilit\u00e0 eccessiva e quasi demoniaca che esercita in modo negativo, come \u00e8 il caso di molti personaggi di Bette Davis o anche di Gene Tierney; mentre la \u201csuperdonna\u201d ha un connotato che potremmo definire pi\u00f9 positivo, \u00e8 una donna che riesce a muoversi al di fuori dell\u2019ambiente domestico, la sua forza si esplica anche in un contesto pubblico e per questo assume a volte dei tratti mascolini &#8211; uno degli esempi classici \u00e8 quello di Joan Crawford in <em>Johnny Guitar<\/em>.<br \/>\nQuesta distinzione a me sembra estremamente interessante. Per me \u00e8 stata utile perch\u00e9 mi ha aiutato a formulare una tesi di pi\u00f9 ampia portata sul divismo, una tesi che va in una direzione opposta rispetto alle teorie femministe. A mio avviso il divismo femminile \u00e8 di per s\u00e9 un fenomeno che ha dato grande forza al soggetto femminile: la diva \u00e8 in quanto tale una donna attiva e importante, perch\u00e9 \u00e8 al centro dell\u2019immagine e del racconto, ed \u00e8 talmente forte che anche nel caso in cui sia sottoposta a un certo grado di erotizzazione \u2013 cosa che in effetti accade quasi sempre \u2013 non vuol dire che sia sottomessa e controllata, secondo la famosa ipotesi di Laura Mulvey, dallo sguardo o dal desiderio maschile (personaggio e regista). Ritengo che sia invece presente un certo livello di attivit\u00e0 e di emancipazione, dato proprio dall\u2019importanza che le donne hanno acquisito attraverso il divismo; e che proprio il dispositivo del cinema, con questa sua intensit\u00e0 e questa sua forza, \u00e8 stato in grado di trasmettere questa forza anche alle spettatrici.<br \/>\nNell\u2019elaborazione di questa tesi mi \u00e8 stato utile il libro di Heide Schl\u00fcpmann <em>Unheimlichkeit des Blicks: Das Drama des Fr\u00fchen deutschen Kinos<\/em>, uno studio sul cinema tedesco degli anni dieci con elementi che, debitamente rielaborati, possono valere anche in seguito. Al contrario di quello che la <em>Feminist Film Theory<\/em> ha sostenuto per anni, che le dive sono sostanzialmente delle immagini femminili sessualizzate e quindi controllate dal desiderio maschile, io sono convinta che questa sia solo met\u00e0 della storia: l\u2019altra met\u00e0 invece \u00e8 rappresentata da questa forza intrinseca.<br \/>\nQuesto ci porta alla questione della \u201cpolisemia strutturata\u201d a cui abbiamo accennato, che \u00e8 un concetto fondamentale del libro di Richard Dyer, <em>Star<\/em>. Penso che l\u2019immagine femminile comprenda elementi femminili e maschili, passivi e attivi, e che tutto sommato le immagini di donna \u2013 penso soprattutto a quelle hollywoodiane, perch\u00e9 \u00e8 un cinema che costituisce un punto di riferimento imprescindibile e il suo funzionamento non \u00e8 mai scomparso del tutto \u2013, le immagini delle dive siano salvo rari casi molto pi\u00f9 complesse e pi\u00f9 contraddittorie di quelle maschili e contengano una carica anche sovversiva che molti non hanno saputo riconoscere. Del resto, se si leggono le cronache dell\u2019industria ci si accorge di quanto in alcuni decenni le attrici siano fondamentali: non sono la regista del film ma certo hanno un potere di controllo superiore a quello del regista stesso.<br \/>\nLa mia intenzione in questo libro \u00e8 stata anche quella di cercare di sfatare certi clich\u00e9 e di vedere le cose come contraddittorie: non completamente positive o negative ma come fenomeni che hanno delle dinamiche complesse, in cui per la spettatrice o per la studiosa c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di trovare elementi di emancipazione, magari non intenzionali.<\/p>\n<p><strong><em>Lei ricorda come nel cinema delle origini ci siano state donne registe e produttrici, in ruoli sostanzialmente alla pari con i loro omologhi maschili, ma dagli anni 20 in poi queste sono sostanzialmente sparite, tranne rarissimi esempi; e anche oggi le donne autrici si muovono soprattutto in ambiti \u201cdi nicchia\u201d, e sono praticamente assenti dal cinema mainstream. Secondo Lei, a cosa si deve la permanenza di questo \u201csoffitto di vetro\u201d?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Credo che sia un dato di fatto incontrovertibile che l\u2019industria \u00e8 reticente ad affidare un grande budget a una donna. Ma io sospetto che in realt\u00e0 la preferenza delle donne a lavorare nel cinema narrativo indipendente o in quello documentario sia anche frutto di una scelta, che le donne in fondo preferiscano muoversi nell\u2019ambito di produzioni indipendenti in cui la regista, che spesso \u00e8 anche la sceneggiatrice, ha il controllo di una produzione che \u00e8 una piccola macchina; e che ci sia ancora difficolt\u00e0 da parte delle donne a gestire grandi macchine (anche da parte di molti uomini, del resto \u2013 il cinema \u00e8 pieno di registi che non hanno mai gestito una grande macchina produttiva, \u00e8 molto difficile). Penso che da un lato questo dipenda da una mancanza di coraggio nel misurarsi con questo tipo di produzioni, perch\u00e9 storicamente le donne sono sempre state assenti, e nessuno le ha mai aiutate; d\u2019altra parte credo che se questi spazi non se li conquistano da sole difficilmente verranno loro concessi.<br \/>\nForse questa \u00e8 un\u2019interpretazione che deriva dal cinema d\u2019avanguardia, ma che mi sento di estendere un po\u2019 anche ad altri tipi di cinema \u201cnon dominanti\u201d. La marginalit\u00e0 \u00e8 sempre stata cos\u00ec caratteristica delle donne in tutti gli ambiti, che tutto sommato continua e si mantiene, anche se a livelli inferiori rispetto a una volta, in molti contesti, come la produzione cinematografica. Penso che non sia semplicemente l\u2019industria a non volere le donne nel ruolo di regista di grandi macchine produttive, ma che esse stesse si trovino pi\u00f9 a proprio agio in produzioni piccole, anche per inesperienza e per mancanza di esempi: ma spero sempre che una come Bigelow, caso oggi pi\u00f9 unico che raro, possa servire come modello. Cos\u00ec come le spettatrici si sono fatte influenzare dalle storie che hanno visto, anche le registe potrebbero in qualche modo imitare modelli precedenti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/dp\/8858111095\"><strong>Veronica Pravadelli<\/strong><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/dp\/8858111095\"><em><strong>Le donne del cinema. Dive, registe, spettatrici<\/strong><\/em><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/dp\/8858111095\"><strong>Biblioteca Universale Laterza, Roma-Bari 2014<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della presentazione del volume di Veronica Pravadelli Le donne del cinema. 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