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Regione Sardegna: non ci servono umanisti

Questa mi fa davvero arrabbiare.

La mia amica Marina, iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna (che anch’io a cinquantacinque anni ho deciso di frequentare, ma – come direbbero Kipling e Billy Wilder – questa è un’altra storia) mi segnala che la Regione Sardegna ha pubblicato il bando per l’attribuzione di assegni di merito agli “studenti universitari capaci e meritevoli per permettere il raggiungimento dei livelli più alti degli studi, favorendo in tal modo la crescita del capitale umano, quale risorsa fondamentale per uno sviluppo economico duraturo e sostenibile del territorio regionale”. Con un’importante eccezione.

La misura “si propone di incentivare gli studi in ambito tecnico scientifico, considerato che in Sardegna prevalgono (…) i profili di laurea umanistico-sociali a discapito di quelli tecnico-scientifici”. Giusto: ha senso ripartire le risorse per incentivare la crescita del “capitale umano” in vari settori, in base alle inclinazioni di ciascuno.

E invece no. Il bando indica esplicitamente che “gli studenti iscritti a corsi di laurea di area non scientifica” non possono neanche partecipare. Il budget per loro è zero, zilch, nada. Il merito non conta: avessero anche trenta e lode di media, e un reddito nullo, il fatto stesso di avere scelto una laurea “non scientifica” è già un grave demerito.

Ciò è assurdo e irragionevole: sulla base di un assurdo pregiudizio sempre più diffuso si dà per scontato che un qualunque laureato in qualunque materia scientifica sia più utile di uno in materie umanistiche, per quanto bravo; che, per esempio, qualunque chimico o ingegnere serva più di un interprete, o di un giornalista.

E questo senza considerare che alcuni dei più importanti innovatori, imprenditori e capitani d’industria italiani hanno fatto studi umanistici; e che, per tornare al nostro corso di laurea, il settore dell’entertainment è un’industria che ormai fattura più di qualunque altra al mondo, persino dell’automotive, e che crea occupazione (la Puglia, a differenza della Sardegna, questo l’ha capito creando un’efficientissima Film Commission. Perchè i sistemi di telecomunicazione e le infrastrutture li progettano i tecnici, ma qualcuno deve poi progettare i contenuti da trasmettere. E questo si può fare anche in un’isola (tant’è vero che la Nuova Zelanda ne ha fatto la prima industria nazionale)

Mi vengono in mente due fantastici sardi che ho avuto il piacere di conoscere di persona, Marcello Fois e Paolo Fresu (qui la mia intevista a quest’ultimo), un letterato e un musicista: danno lustro alla loro terra, e hanno creato mainifestazioni che attirano visitatori in Sardegna e creano posti di lavoro: Ma i loro giovani emuli di oggi  sono considerate degni neanche di chiederlo, questo “assegno di merito”. Perchè le persone come loro, secondo la Regione Sardegna, non sono “capitale umano”, non rappresentano una “risorsa fondamentale per uno sviluppo economico duraturo e sostenibile del territorio regionale”.

Davvero?

 

Buon fine anno a tutti,

Cesare

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